| IL MATTINO - Napoli 15/02/2007 | |
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| DOPO LA SCOMPARSA | |
| Gli ex scugnizzi «Vincere la sfida di don Vesuvio» | |
![]() SIMONA PETRICCIUOLO «Ero uno scugnizzo, sono cresciuto in strada, scappavo in continuazione da tutti i centri in cui mi portavano. Ma l’incontro con don Vesuvio, Mario Borrelli, mi ha cambiato la vita». È il ricordo di Raffaele Rota, 60 anni, gran parte dei quali passati nella Casa dello Scugnizzo, il centro comunitario fondato più di 50 anni fa da un sacerdote coraggioso e alternativo, don Mario Borrelli, scomparso l’altro giorno all’età di 85 anni. Oggi Raffaele lavora ancora presso la struttura: «Faccio l’autista per i disabili che frequentano il centro, e dò una mano con i lavori di manutenzione. Qui mi sento come a casa. Don Mario era un secondo padre per me, che ho perso il mio quando ero ancora piccolo. È triste pensare che non c’è più». Attualmente il centro, che da qualche anno è diventato un’associazione Onlus, ospita il primo asilo nido multietnico di Napoli, uno spazio autogestito per le donne, momenti di incontro e aggregazione per gli anziani ed i ragazzi del quartiere. Un’eredità forte e una sfida importante per gli amici e collaboratori di don Mario, che si ritrovano a gestire la fondazione. «Borrelli è stato un grande maestro di vita per me, ero anch’io uno dei suoi scugnizzi – ha ricordato Ermes Ferraro, presidente della Casa dello Scugnizzo fino a qualche mese fa – Ha avuto la capacità di partire dalla sua esperienza di base, che era quella religiosa di sacerdote, e di unirla ad un impegno per il cambiamento della società che doveva partire dall’aiuto ai diseredati, agli scugnizzi, ai baraccati, a quelli che vivevano nelle periferie. Borrelli ha dimostrato che era possibile svincolarsi da tutti i poteri, lui che da sacerdote, per seguire al meglio la propria vocazione, si è dovuto svincolare anche da quello della Curia, e fare qualcosa di concreto per aiutare che ne aveva bisogno. La Casa dello Scugnizzo è stata fondata nel 1950. Se nel 2007 se ne parla ancora, bisogna dargli atto che è riuscito nel suo intento». Un carisma forte, quello di Mario Borrelli, che è riuscito a creare gruppi di sostegno al proprio lavoro napoletano perfino all’estero. Oggi la sua associazione riceve aiuti dall’Inghilterra, dall’Olanda, dalla Germania. «Anche se per due volte il centro ha rischiato di chiudere per mancanza di fondi – spiega ancora Ermes Ferraro – Alcuni progetti ci sono stati finanziati dalle istituzioni, altri purtroppo no. Speriamo di trovare qualche soluzione, altrimenti con la scomparsa di Borrelli si rischia anche la scomparsa di questo suo sogno». | |