o                  A   S.E.R. l’Arcivescovo Metropolita di Napoli, Card. Crescenzio SEPE cardinalesepe@chiesadinapoli.it

o                  a S.E.R. l’Arcivescovo di Gaeta, Mons. Fabio Bernardo D’ONORIO archiepiscopus@arcidiocesigaeta.it

o                  a S.E.R. il Vescovo di Sessa Aurunca, Mons. Antonio NAPOLETANO ucs@diocesisessa.it

 

OGGETTO: IMPLICAZIONI ETICHE DEL C.D. “NUCLEARE CIVILE” E POSIZIONE DELLE DIOCESI INTERESSATE AL SITO DI STOCCAGGIO DI  SCORIE NUCLEARI PRESSO L’EX CENTRALE NUCLEARE DEL GARIGLIANO

 

A nome del COMITATO PER IL NO AL NUCLEARE- CAMPANIA (C.N.N.) - e come cristiano da molti anni impegnato sul terreno della Giustizia, della Pace e della Salvaguardia del Creato - mi rivolgo alle EE.VV.RR. per lanciare un accorato appello affinché i Pastori delle Diocesi campane e laziali interessate alla grave questione in oggetto chiariscano sempre più la loro posizione ad un’opinione pubblica sovente poco informata o, peggio ancora, volutamente disinformata sulle implicazioni non solo ambientali, economiche e sociali, ma anche morali, della riproposizione della scelta nucleare in Italia.

Viceversa, abbiamo molto apprezzato gli interventi dell’Arcivescovo di Gaeta e del Vescovo di Sessa Aurunca (vedi articolo in http://www.parrocchiecastelfortesuio.it/node/5165 ), ma è evidente che il problema non può essere ridotto ad una questione localistica né alla mobilitazione di specifiche popolazioni, pur legittimamente preoccupate da tali decisioni. E’ opportuno, infatti, che l’intera “questione nucleare” venga finalmente affrontata nel suo insieme, senza tralasciare gli aspetti profondamente etici di una scelta che prefigura e conferma un nostro modello di sviluppo, iniquo ed energivoro, che fra l’altro continua a confidare troppo su presunte certezze scientifiche e tecnologiche, sebbene i problemi per la sicurezza e la salute delle popolazioni, per la salubrità dell’ambiente e per lo smaltimento delle scorie radioattive non siano stati affatto risolti, destando le giustificate preoccupazioni delle popolazioni interessate da questo nuovo piano governativo.

Infatti, come ha acutamente osservato Mons. Karl Golser, Vescovo di Merano-Bressanone, questo è vero: «…soprattutto perché non si considera l’impatto delle scorie sulle future generazioni. Non si sa quanto tempo occorra perché le radiazioni vengano smaltite, il loro deposito è una questione irrisolta. L’energia nucleare non può essere definita rinnovabile, perché anche le scorte di uranio finiranno, mentre altre forme di energia lo sono realmente, possono avere una diffusione più capillare e permettere un risparmio energetico. Con il nucleare ci guadagneranno ancora una volta le grande industrie. C’è poi il problema della sicurezza, che non è garantita al cento per cento, come tanti incidenti hanno dimostrato. È vero che importiamo energia dalla Francia e da altri Paesi, ma ci sono anche nazioni come l’Austria che hanno detto no al nucleare. Infine la messa a punto di un piano energetico nucleare richiede tempi lunghi, mentre ci sono altre cose che si potrebbero fare già da adesso e non vengono prese in considerazione». (V. Prisciandaro, in “Jesus” n.4 /2010 http://www.stpauls.it/jesus/0904je/0904je18.htm )

 

Qualcuno si è premurato di sottolineare – citando peraltro una dichiarazione del 2006 – che, a giudizio del Card. Martino: <<…l'energia nucleare non va guardata, come spesso accade ai nostri giorni, con gli occhiali del pregiudizio ideologico, ma con quelli dell'intelligenza, della ragionevolezza umana e della scienza, accompagnate dall'esercizio sapiente della prudenza, nella prospettiva di realizzare uno sviluppo integrale e solidale dell'uomo e dei popoli…>> (v. L. e P. Tanduo, “La Chiesa e l’energia nucleare”,  in: Avvenire – 22.10.2009) .

E’ bene ribadire, a tal proposito, che analisi e proposte del Comitato per il No al Nucleare- Campania – come quelle di tante altre organizzazioni della Rete Antinucleare Italiana – non traggono affatto ispirazione da un presunto “pregiudizio ideologico”, bensì da una valutazione attenta, prudente e scientifica dello stato attuale della tecnologia nucleare, dei suoi ingenti costi economici e dei persistenti pericoli che essa continua ad implicare sia per l’ambiente naturale, sia per la salute e sicurezza degli esseri umani.

Eccellenze reverendissime, è proprio in nome di quella “prospettiva di sviluppo integrale e solidale dell’uomo e dei popoli” richiamata dal Card. Martino, che il nostro Comitato, da due anni ormai, sta tenendo viva la memoria dell’immane catastrofe di Chernobyl – aderendo con vari eventi a Napoli e in altre città campane all’International Chernobyl Day -  ma, soprattutto, si propone di rendere i cittadini più consapevoli delle molte controindicazioni di una scelta che il Governo Italiano ha voluto imporre per decreto, con un provvedimento di dubbia costituzionalità, che lede le competenze delle Regioni, contraddicendo quanto un Referendum popolare aveva invece già sancito, con netta chiarezza, del 1987.

Nel “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa” si afferma, fra l’altro, che: << 462 La natura appare come uno strumento nelle mani dell'uomo, una realtà che egli deve costantemente manipolare, specialmente mediante la tecnologia. A partire dal presupposto, rivelatosi errato, che esiste una quantità illimitata di energia e di risorse da utilizzare, che la loro rigenerazione sia possibile nell'immediato e che gli effetti negativi delle manipolazioni dell'ordine naturale possono essere facilmente assorbiti, si è diffusa una concezione riduttiva che legge il mondo naturale in chiave meccanicistica e lo sviluppo in chiave consumistica; il primato attribuito al fare e all'avere piuttosto che all'essere causa gravi forme di alienazione umana. (972).>>.

 

Ebbene, la nostra valutazione, come Comitato, va proprio nella direzione di un modello di sviluppo che sia basato sulla constatazione dell’esauribilità delle risorse energetiche fossili e sull’urgente necessità di dare sempre più spazio alle fonti energetiche alternative, cioè sicure, rinnovabili e diffuse. Tra queste, però, non c’è sicuramente l’uranio destinato ad esaurirsi in tempi piuttosto brevi, poco diffuso e controllato da realtà monopolistiche e, fra l’altro, responsabile del proliferare di micidiali strumenti di morte e distruzione, quali sono e restano le armamenti atomici, derivati dall’arricchimento o dall’impoverimento di quella stessa fonte di alimentazione delle centrali nucleari.

La natura “eco-pacifista” del Comitato c’induce allora a non limitarci a ribadire il nostro convinto “no al nucleare”, ma anche a proporre alternative concrete e fattive - a partire da quella che si basa sulla proposta di una “civiltà del sole” - ed a perseguire la diffusione, qui e ora, d’un modello conviviale e nonviolento di sviluppo. Nell’incontro pubblico del 22 maggio p.v., ad esempio, intendiamo lanciare il progetto di una “Università verde dell’Energia”, per sollecitare il dibattito fra gli studiosi ma anche e soprattutto per diffondere anche tra la gente comune una maggiore coscienza di queste problematiche.

Se è vero che, come ci ricorda lo stesso “Compendio” <<(995) L'utilizzo dell'energia, per i legami che ha con le questioni dello sviluppo e dell'ambiente, chiama in causa le responsabilità politiche degli Stati, della comunità internazionale e degli operatori economici; tali responsabilità dovranno essere illuminate e guidate dalla ricerca continua del bene comune universale…>>,  riteniamo allora che la nostra protesta sia giustamente rivolta allo scarso senso di responsabilità dimostrato finora dagli Stati e dagli operatori economici, che ci sembrano più preoccupati di massimizzare utili e di privilegiare determinate “lobbies” che di adoperarsi per la “ricerca continua del bene universale”.

 

Ovviamente, siamo consapevoli che la Chiesa ha il dovere di esprimersi con la necessaria cautela su questioni che sono, strumentalmente, presentate come se riguardassero solo l’ambito scientifico, tecnologico o economico, ma siamo altresì certi che la scelta nucleare c.d. “civile” implichi altrettanto doverosamente l’attenzione delle Chiese sulle sue prevedibili conseguenze negative sul piano della salute e sicurezza di popolazioni di cui siete stati chiamati ad essere solleciti Pastori, nonché sulla salvaguardia delle risorse ambientali del territorio di competenza.

Consentitemi dunque, a nome del Comitato e mio personale, di fare appello all’indiscussa e comprovata sensibilità delle EE.VV. affinché, profeticamente e “per amore del vostro popolo”, non tacciate sui rischi del nucleare e sull’esigenza di rispettare la volontà delle popolazioni coinvolte da tali scelte, proprio in nome di quello “esercizio sapiente della prudenza cui faceva riferimento lo stesso card. Martino.

In attesa di questo auspicabile pronunciamento, ringrazio sentitamente per l’attenzione ed esprimo alle VV.EE. un sincero augurio per la missione pastorale cui siete stati chiamati.

 

 

                           Per il COMITATO PER IL NO AL NUCLEARE Campania

                                                Prof. Ermete FERRARO (ermeteferraro@alice.it  - 349 3414190 – 081 5799539)

 

                     Napoli, 20 maggio 2010