| IL MATTINO - Napoli 22/02/2007 L'ADDIO A DON VESUVIO SENZA ISTITUZIONI | |
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Cinquant’anni vissuti tra poveri e diseredati. Dalla curia un messaggio di cordoglio | |
Rimpianto da scugnizzi, con i capelli ormai bianchi, ricordato e onorato dalla Chiesa nonostante l’addio al sacerdozio 36 anni fa, dimenticato dalle Istituzioni che hanno disertato, con presenza e vessilli, la cerimonia funebre di Mario Borrelli, il mitico «don Vesuvio», fondatore della Casa dello scugnizzo. Ieri mattina (la salma di Borrelli, morto il 13 febbraio era appena giunta da Londra), nella chiesa di Mater Dei, a due passi dal Centro Comunitario Focs (fondazione Casa dello Scugnizzo onlus) non c’erano il Comune e la Provincia, e anche la chiesa era piena ma non gremita. C’era gente comune: donne, ragazzi, adulti, «ex scugnizzi» come Ermes Ferraro e Salvatore Di Maio e i compagni di mille battaglie pacifiste: Antonino Drago, docente della Federico II e sua moglie Vanna, Samuele Ciambriello, presidente del Corecom, Giuliana Martirani, saggista, che ha posto sulla bara la bandiera della pace e Patrizia Di Matteo, assistente sociale. Il rito è stato officiato da monsignor Bernardino Fiore, vicario episcopale, delegato dal cardinale Crescenzio Sepe che ha letto alla famiglia un messaggio di cordoglio dell’arcivescovo. Con lui a celebrare il rito funebre anche il parroco di Mater Dei don Salvatore Candela e padre Giovanni Ferrara, preposito dell’Oratorio di San Filippo Neri. «Scugnizzo tra gli scugnizzi ha tolto dalla strada migliaia di ragazzi - ha detto Ferrara - ha servito Dio per 50 anni, nei piccoli, nei deboli, nei poveri. Ha consegnato alla storia un patrimonio di esperienze e progetti. Un vulcano di idee dai cui il soprannome di don Vesuvio. Su questo ora dovrà lavorare la Fondazione per un coinvolgimento fattivo nell’opera di riscatto di Napoli a favore della legalità e della lotta alla criminalità». a.m.a. | |